domenica 2 marzo 2008

Il nostro futuro é nell'immondizia


Il riciclaggio...ho sempre sentito in me un istinto a tener con me le spazzature e non voler buttarle per strada o per terra.e quando capitava, perché é capitato, mi veniva un senso di colpa che ammetto durava poco, ma con il passare degli anni mi aumenta.
Con la vicenda dell’immondizia a napoli si è acceso in me qualcosa, una consapevolezza che c’era prima ma era latente, che bisogna agire d’urgenza e iniziare a riciclare seriamente.sveva sagramola ha detto una frase che può sembrare banale, ma ha un significato molto profondo se ci si pensa: il tempo delle discariche é finito. Ed é vero, e rendersene conto mette in luce quanta urgenza c’é nel render l’umanità consapevole di ciò, e quanto sia vitale che tutti cominciamo ad agire per cambiare le cose.c’é un rapporto di greenpeace scaricabile dal loro sito in cui si mettono in luce varie problematiche della situazione attuale e dove vengono proposte ai cittadini e alle istituzioni (locali e non) atteggiamenti e azioni da prendere per iniziare a camminare verso un mondo ecologico e libero da rifiuti.certo é utopistico, ma il bello è che certe piccole azioni non costano fatica (lo dico pure io che sono molto pigro per quanto riguarda queste cose) come ad esempio cercare di abbandonare l’usa e getta (piatti, bicchieri e posate di plastica) oppure preferire l’usa e getta biodegradabile, che esiste, cercare di impegnarsi nella raccolta differenziata più per un automatismo che deve nascere in noi che per la raccolta differenziata di per se (molte volte si dice che non ne vale la pena tanto poi tirano su tutto e mettono tutto assieme in discarica).per le istituzioni bisogna spingere come cittadinanza a optare per la raccolta di rifiuti porta a porta, in cui l’efficienza del riciclo arriva a 70-80% invece del 30% della raccolta differenziata in campana.
Quest’ultimo dato è il più interessante perché dimostra che in realtà coloro che dicono che viene messo tutto insieme hanno in parte ragione in parte no.
Bisogna cominciare veramente a riciclare, anche in vista di utilizzare l’immondizia come fonte energetica alternativa da sostituirsi al petrolio, in qualche modo.molti passi in avanti sono stati fatti nel riciclaggio, ma non sempre vengono resi pubblici, vuoi per disinteresse (si preferisce concentrare l’attenzione sull’assassinio di un’italiano da parte di uno straniero perché suscita scandalo e scalpore per mesi,vende insomma) vuoi volontariamente perché girano molti soldi nel tenere le cose così come sono, e quindi i “padroni” sono contenti così.
Bisogna comunque puntare l’attenzione sulla ricerca e sull’innovazione tecnologica nel settore, perché nell’immondizia si nascondono ricchezze inestimabili in termini energetici e di sviluppo sostenibile per il nostro pianeta.sono ricchezze per ora solo apprezzabili dai “non padroni”, ma che alla lontana potranno divenire apprezzabili anche ai padroni, o almeno a quelli che rinsaviranno (e in questo modo potranno restare padroni, ma solo ai loro occhi).basti pensare che l’efficienza nel produrre qualsiasi cosa é abbastanza bassa, quindi a livello prettamente termodinamico tutta l’energia non estratta dalle “cose” in generale, rimane in esse e viene gettata sotto forma di rifiuti.per questo questi rifiuti hanno un valore, perchè sono potenziali serbatoi termodinamici, che prima o poi potranno essere sfruttati.e questa non è una utopia.utopico é invece la speranza di riuscire a creare un processo entropicamente negativo, ma con l’ottimismo nulla è impossibile.
Bisogna guardare avanti senza rimanere indietro!

new generation


Oggi sono dovuto tornare a casa dall’università prima del dovuto per prendere il disco di ripristino del computer, e il blocco totale del traffico mi ha costretto a lasciare la vespa abbastanza lontano da casa.il restante tragitto l’ho dovuto fare a piedi. dato che non avevo previsto questo mio rientro prima del dovuto, menchemeno a piedi, non mi ero premunito del lettore mp3 che sempre accompagna i miei passi e le mie pedalate.sono stato quindi “costretto” dal caso a fare caso a molte piccole cose che generalmente la musica sparata nelle orecchie nasconde: suoni, situazioni, stranamente anche odori.é stato un po’ come vivere una esperienza proustiana (“les petites madeleines”) in cui mi tornavano in mente mille situazioni, infantili e non, delle varie città in cui o vissuto.

Una di queste é stata quando, passando dietro al cinema nazionale, ho sentito un forte odore di fritto come non ne sentivo da quando stavo a bruxelles, e subito la mia mente si è mesa a fare connessioni e correlazioni tra questa trieste piccola provinciale e bigotta e la bruxelles multiculturale capitale europea completamente priva di belgi (é una cosa incredibile, ma il centro storico é completamente straniero).poi camminando giù per il viale l’umidità, il freddo, l’odore di pulizie in corso, i suoni di macchine e persone che si muovono alle 10:30 della mattina...mi hanno fatto venire in mente i giorni in cui ho marinato la scuola oppure quelle ore che separano la fine di una manifestazione studentesca delle superiori e l’appuntamento con la corriera per tornare a casa...solo che oggi mancavano gli studenti. Dopodichè arrivando dietro a sant’antonio cerano degli anziani che occupavano gli ultimi anni della loro vita passeggiando e polemizzando e probabilmente rimpiangendo gli anni (unico stereotipo totalmente corrispondente alla realtà), e l’odore del fumo di sigaretta, di vecchio, e anche forse un po’ di alcol, mi hanno fatto tornare in mente la trieste di 10-15 anni fa (forse 15 sono un po tanti, ma anche no), quando i miei nonni erano ancora vivi e si usava passeggiare per la città.anche se era estate e i miei ricordi sono offuscati (le passeggiate non le ricordo granchè, ma ho la certezza ce c’erano,a livello di sensazione).

Sono stati venti minuti di intense sensazioni e ricordi, venti fantastici minuti che hanno messo in secondo piano i preoblemi che assillano il mio ego attuale, problemi troppo materiali che stanno pian piano eliminando la mia capacità di sognare ad occhi aperti, di fantasticare su tutto, di prendere ogni aspetto della vita con una allegria infantile.

Oggi siamo, dico siamo perché sono, troppo legati agli aspetti materiali e reali della vita.é giusto fino a un certo punto perchè fantasticare e sognare non porta da nessuna parte se non per la strada, ma stiamo eliminando tutto ciò che ci permette di slegarci per un attimo dalla mondanità della vita quotidiana e liberare il nostro ego animale.dentro siamo come dei cani che hanno bisogno di correre per i cani e sfiancarsi, ma la cultura moderna stia sempre più abbandonando ciò che la natura le mette a disposizione, stiamo cercando a tutti i costi di sofisticare tutto all’esasperazione.forse qualcosa sta cambiando, il popolo di seattle ha iniziato a livello politico e sociale con il dimostrare che le generazioni recenti che si stanno svegliando sono incazzate con quello che i nostri padri ci hanno lasciato, non accettano e non sperdonano ciò che l’uomo el passato ha fatto a questo pianeta.il problema é che troppi pochi si danno da fare per cambiare veramente.tutti criticano, ma pochi propongono.è facile distruggere, difficile costruire.ma quello che ci serve ora è costruire, dobbiamo cominiciare a costruire sulle macerie che quelli che sono venuti prima di noi hanno lasciato.siamo la generazione che deve costruire un futuro sostenibile per questo pianeta.dobbiamo mollare tutte le critiche del passato, perché diventano anacriìonistiche obsolete e controproducenti e rimboccarci le maniche e darci da fare.si é sempre parlato di progresso, di idee all’avanguardia, ma sono solo utopie realizzabili.ecco, noi dobbiamo smettere di usare il condizionale e cominciare prima a usare il futuro e poi a impegnarsi perchè diventi presente il prima possibile, se non subito.

Noi qui in italia siamo riusciti più di altri posti a distruggere gli schemi del passato e quello che c’era di marcio, ma ci siamo presi in ritardo per costruire, e non abbiamo ancora messo giù il primo mattone.infatti il marcio si é ripreso, e ha continuato ad essere un marcio un po’ indebolito ma che sta attento, perchè sa che noi siamo in agguato e potremmo sferrare altri colpi.si difende insomma.

Noi dobbiamo quindi muoverci per abbattere quel marcio che resta e cominciare a ricostruire.infatti se lasciiamo tutto andare, facciamo finta di distruggere (perché se abbiamo distrutto, o hanno distrutto in precedenza, noi ci illudiamo di distruggere ancora, perché restano solo macerie da distruggere), questo marcio si recupera e le macerie ritornano palazzi più resistenti di prima e si torna indietro e bisogna fare il doppio della fatica per distruggere di nuovo.

Siamo giovani, abbiamo la capacità, abbiamo le forze, manca solo la grinta e la volontà.non bisogna indugiare neanche un attimo in più, bisogna cominciare a fare un lavoro parallelo di distruzione totale del marcio e di costruzione di una nuova civiltà, una nuova società, una società che si rende conto di come va il mondo una società che ridia il suo spazio alla natura e che si delimiti i confini da non oltrepassare una società che non rinunci al passato ma che ci guardi criticamente per recuperare dalle macerie quello che non é stato distrutto perchè era bello.

Questo per i primi tempi, dopodiché potranno nascere palazzi completamente nuovi e non ibridi.saranno palazzi fantastici e bellissimi, ma per arrivarci bisogna per forza passare attraverso dei palazzi funzionali, non belli da vedere e perfetti ma comunque meglio dei precedenti, che abbiano al loro interno un embrione di funzionamento per i palazzi successivi, che siano da incubatrice per i palazzi successivi.

Mi viene in mente sarajevo.ecco, i palazzi bombardati e poi recuperati da chi ci abita sono questi nostri palazzi di transizione.

(...)

l'innocenza del'infanzia


L’innocenza dell’infanzia è per definizione ottimismo.lo é per definizione mia, perché se non fosse ottimista non supererebbe la soglia della pubertà.é ottimista perché quando un bambino cresce e scopre il mondo, è incuriosito di quelle miriadi di informazioni basilari che gli arrivano. Di tutte le cose che impara su persone, ambienti e la natura che lo circonda.come si fa a non essere ottimisti (per riprendere una frase da uno spot, che a sua volta ha probabilmente ripreso da altrove) quando si cresce, quando si vive la cosiddetta innocenza, quando non si conoscono le ragioni e le questioni origine dell’odio tra gli umani?in un certo senso poi l’innocenza si abbandona uno perché é un modo della razza umana per svezzare i piccoli, due perché si é stailito che dobbiamo evolvere l’intelligenza più che la forza fisica e le caratteristiche biologico-anatomiche, quindi é necessario che l’uomo conosca. Indaghi il passato, conosca il presente, e preveda il futuro.questo porta l’infante a confrontarsi con guerre del passato, ragioni di odio e ipotesi di spiegazione di questi odi, che sono, forse, di gran lunga più pericolose dell’odio di per se.questo perchè danno una spiegazione il più delle volte biologica e “di natura” alle ragioni dell’odio.il ché mette l’individuo in condizioni di impotenza e crea in lui una rabbia e un odio per la propria specia che sortisce l’effetto opposto di quello voluto (o forse proprio l’effetto voluto?).

E qui spuntano i bambini “effetto collaterale” ma non poi tanto delle guerre, i bambini sfigurati e mutilati dalle mine, i bambini soldato, i profughi, i mendicanti.in loro resta l’ottimismo, perchè sono bambini.sono innocenti,e la loro forza di continuare, di cercare l’allegria, rendono il tutto una scena ancora più pietosa di quanto non lo sia già.sono bambini che ancora non hanno ricevuto abbastanza informazioni di base del mondo, bambini che ancora non conoscono l’odio ma che l’hanno provato sulla loro pelle, nei loro confronti, da pezzi di metallo inanimi e fredde reazioni chimiche creati da uomini repressi dall’odio, uomini stupidi spinti da interessi falsi, virtuali, costruiti da loro stessi.uomini che dirigono cose false, che vivono circondati da talmente tante cose false da non essere più in grado di distinguere ciò che é vero e reale da ciò che invece é falso e immaginario.cosa c’é di reale nei soldi?d’accordo, un corrispettivo valore in oro o in petrolio...questo all’inizio, ma ora i soldi non valgono più la carta su cui sono stampati, il loro valore é fittizio, é tenuto tale da pochi che lo vogliono perché vogliono continuare a giocare al loro gioco come dei ragazzini viziati che non riescono a capire quando é ora di finirla di mangiare caramelle o di giocare ai videogiochi...vivono sempre di più nel loro paese dei balocchi.ma questa storia non ha morale, quei “padroni” del mondo non possono imparare la lezione, non ci sono reazioni uguali e contrarie nei loro confronti perché questo mondo fittizio che hanno creato é l’esaltazione all’ennesima potenza della loro vizietà: hanno riscritto le regole del gioco cosicché la reazione uguale e contraria non colpisca solo loro, ma sia distribuita su tutta l’umanità, cosicché loro possano continuare a giocare, tanto quando avverrà l’inversione di tendenza saremo tutti nella merda, tutti nello stesso modo.e seppure un dodicimiliardesimo può sembrare poco, lo sarà solo per loro.per tutti gli altri che non hanno fatto niente, vedi i bambini in generale e le future generazioni che dovranno vivere con questa reazione sulle loro spalle, questa reazione sarà un fardello troppo grosso per poterci vivere assieme.

C’é una soluzione: agire. L’unico modo per evitare la reazione, o perlomeno per evitare che sia più grande di quanto sarà, è di unirci in tutti e creare una controreazione che la contrasti.una controreazione che pesi però solo su quei pochi padroni, che in realtà non sono padroni di un cazzo, per citare un film, e che ridia all’umanità la terra vera e reale, che ridia ai bambini la loro infanzia e che crei un futuro alle nuove generazioni.perché se il presente é falso, come fa ad esserci un futuro? Il falso é un vicolo cieco, il vero è un’autostrada ecologica senza pedaggio che va verso il sole in ogni momento della giornata, in cui non si viene accecati dal bagliore ma ci si ringiovanisce sempre più...é una figura allegorico/utopistico/poetica per dire che il futuro é nelle nostre mani, non nelle loro!