domenica 2 marzo 2008

new generation


Oggi sono dovuto tornare a casa dall’università prima del dovuto per prendere il disco di ripristino del computer, e il blocco totale del traffico mi ha costretto a lasciare la vespa abbastanza lontano da casa.il restante tragitto l’ho dovuto fare a piedi. dato che non avevo previsto questo mio rientro prima del dovuto, menchemeno a piedi, non mi ero premunito del lettore mp3 che sempre accompagna i miei passi e le mie pedalate.sono stato quindi “costretto” dal caso a fare caso a molte piccole cose che generalmente la musica sparata nelle orecchie nasconde: suoni, situazioni, stranamente anche odori.é stato un po’ come vivere una esperienza proustiana (“les petites madeleines”) in cui mi tornavano in mente mille situazioni, infantili e non, delle varie città in cui o vissuto.

Una di queste é stata quando, passando dietro al cinema nazionale, ho sentito un forte odore di fritto come non ne sentivo da quando stavo a bruxelles, e subito la mia mente si è mesa a fare connessioni e correlazioni tra questa trieste piccola provinciale e bigotta e la bruxelles multiculturale capitale europea completamente priva di belgi (é una cosa incredibile, ma il centro storico é completamente straniero).poi camminando giù per il viale l’umidità, il freddo, l’odore di pulizie in corso, i suoni di macchine e persone che si muovono alle 10:30 della mattina...mi hanno fatto venire in mente i giorni in cui ho marinato la scuola oppure quelle ore che separano la fine di una manifestazione studentesca delle superiori e l’appuntamento con la corriera per tornare a casa...solo che oggi mancavano gli studenti. Dopodichè arrivando dietro a sant’antonio cerano degli anziani che occupavano gli ultimi anni della loro vita passeggiando e polemizzando e probabilmente rimpiangendo gli anni (unico stereotipo totalmente corrispondente alla realtà), e l’odore del fumo di sigaretta, di vecchio, e anche forse un po’ di alcol, mi hanno fatto tornare in mente la trieste di 10-15 anni fa (forse 15 sono un po tanti, ma anche no), quando i miei nonni erano ancora vivi e si usava passeggiare per la città.anche se era estate e i miei ricordi sono offuscati (le passeggiate non le ricordo granchè, ma ho la certezza ce c’erano,a livello di sensazione).

Sono stati venti minuti di intense sensazioni e ricordi, venti fantastici minuti che hanno messo in secondo piano i preoblemi che assillano il mio ego attuale, problemi troppo materiali che stanno pian piano eliminando la mia capacità di sognare ad occhi aperti, di fantasticare su tutto, di prendere ogni aspetto della vita con una allegria infantile.

Oggi siamo, dico siamo perché sono, troppo legati agli aspetti materiali e reali della vita.é giusto fino a un certo punto perchè fantasticare e sognare non porta da nessuna parte se non per la strada, ma stiamo eliminando tutto ciò che ci permette di slegarci per un attimo dalla mondanità della vita quotidiana e liberare il nostro ego animale.dentro siamo come dei cani che hanno bisogno di correre per i cani e sfiancarsi, ma la cultura moderna stia sempre più abbandonando ciò che la natura le mette a disposizione, stiamo cercando a tutti i costi di sofisticare tutto all’esasperazione.forse qualcosa sta cambiando, il popolo di seattle ha iniziato a livello politico e sociale con il dimostrare che le generazioni recenti che si stanno svegliando sono incazzate con quello che i nostri padri ci hanno lasciato, non accettano e non sperdonano ciò che l’uomo el passato ha fatto a questo pianeta.il problema é che troppi pochi si danno da fare per cambiare veramente.tutti criticano, ma pochi propongono.è facile distruggere, difficile costruire.ma quello che ci serve ora è costruire, dobbiamo cominiciare a costruire sulle macerie che quelli che sono venuti prima di noi hanno lasciato.siamo la generazione che deve costruire un futuro sostenibile per questo pianeta.dobbiamo mollare tutte le critiche del passato, perché diventano anacriìonistiche obsolete e controproducenti e rimboccarci le maniche e darci da fare.si é sempre parlato di progresso, di idee all’avanguardia, ma sono solo utopie realizzabili.ecco, noi dobbiamo smettere di usare il condizionale e cominciare prima a usare il futuro e poi a impegnarsi perchè diventi presente il prima possibile, se non subito.

Noi qui in italia siamo riusciti più di altri posti a distruggere gli schemi del passato e quello che c’era di marcio, ma ci siamo presi in ritardo per costruire, e non abbiamo ancora messo giù il primo mattone.infatti il marcio si é ripreso, e ha continuato ad essere un marcio un po’ indebolito ma che sta attento, perchè sa che noi siamo in agguato e potremmo sferrare altri colpi.si difende insomma.

Noi dobbiamo quindi muoverci per abbattere quel marcio che resta e cominciare a ricostruire.infatti se lasciiamo tutto andare, facciamo finta di distruggere (perché se abbiamo distrutto, o hanno distrutto in precedenza, noi ci illudiamo di distruggere ancora, perché restano solo macerie da distruggere), questo marcio si recupera e le macerie ritornano palazzi più resistenti di prima e si torna indietro e bisogna fare il doppio della fatica per distruggere di nuovo.

Siamo giovani, abbiamo la capacità, abbiamo le forze, manca solo la grinta e la volontà.non bisogna indugiare neanche un attimo in più, bisogna cominciare a fare un lavoro parallelo di distruzione totale del marcio e di costruzione di una nuova civiltà, una nuova società, una società che si rende conto di come va il mondo una società che ridia il suo spazio alla natura e che si delimiti i confini da non oltrepassare una società che non rinunci al passato ma che ci guardi criticamente per recuperare dalle macerie quello che non é stato distrutto perchè era bello.

Questo per i primi tempi, dopodiché potranno nascere palazzi completamente nuovi e non ibridi.saranno palazzi fantastici e bellissimi, ma per arrivarci bisogna per forza passare attraverso dei palazzi funzionali, non belli da vedere e perfetti ma comunque meglio dei precedenti, che abbiano al loro interno un embrione di funzionamento per i palazzi successivi, che siano da incubatrice per i palazzi successivi.

Mi viene in mente sarajevo.ecco, i palazzi bombardati e poi recuperati da chi ci abita sono questi nostri palazzi di transizione.

(...)

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